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SPECIALE STATUTO - Notizie dal Consiglio di Amministrazione del 13 aprile 2011: Stampa E-mail
Scritto da Cisal Università di Parma   
mercoledì 08 giugno 2011

SPECIALE STATUTO - Notizie dal Consiglio di Amministrazione del 13 aprile 2011.

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Lo scorso 13 aprile, il Consiglio di Amministrazione ha terminato di esprimere il proprio
parere sui singoli articoli che compongono il nuovo statuto dell’Università degli Studi di
Parma.
Il dibattito è stato acceso su talune disposizioni, soprattutto grazie all’intervento di un
rappresentante del personale tecnico amministrativo, di quasi tutti i rappresentanti dei
ricercatori, dei rappresentanti degli studenti.
In altre parole, i maggiori oppositori di uno statuto dirigista e ademocratico sono quelli che,
almeno a parole ed in linea di principio, dovrebbero essere maggiormente garantiti dalla
legge di riforma delle Università.
Al contrario, il nuovo Statuto rafforza i poteri già quasi illimitati del Rettore e del Consiglio
di Amministrazione; ciò, a evidente discapito della base di coloro che a vario titolo operano
nell’esclusivo interesse dell’Università intesa come comunità che deve diffondere la
conoscenza e garantire, attraverso essa, il futuro benessere della nostra società.

Si è assistito ad una “santa (?) alleanza” tra l’attuale Rettore e la maggioranza del Senato
Accademico, al fine di emanare uno Statuto che, in barba ai principi espressi anche dalla
recente legge di riforma, assicuri la concentrazione del vero potere nelle mani di pochi, in
taluni casi, neppure eletti, ma cooptati o scelti.
Gli studenti, il personale tecnico amministrativo ed i ricercatori vedono ridotto il loro peso
nella vita dell’Ateneo, evidenziandosi una preponderanza, in tutti gli organi, dei professori
ordinari.
Il consiglio di amministrazione, nonostante la ferma opposizione di una forte minoranza,
ha espresso un parere favorevole, non sullo statuto nella sua interezza, ma soltanto sui
singoli articoli: “giochino” che ha avuto lo scopo di strappare un parere che la legge
prevede obbligatorio. Infatti, su numerose proposte (vedi composizione del senato, del
CDA, del consiglio di dipartimento, ecc.), il CDA si è espresso a maggioranza; tali
proposte poi non sono state tenute in considerazione nè dal Rettore, nè dal Senato, nè
dalla commissione, e sono poi ritornate al CDA per il parere obbligatorio, e chi aveva
votato contro o è rimasto a casa, o è stato precedentemente convinto ad esprimere parere
favorevole
Tutto ciò è molto squallido: l’esatta dimensione di ciò che stiamo costruendo e di come lo
stiamo costruendo per le future generazioni. Che esempio diamo? Di cosa potremo poi
lamentarci?
La possibilità per gli studenti di partecipare a pieno titolo ad organi di governo è
sicuramente una grande ed importante occasione di crescita, sia formativa che culturale.
Negare questo diritto significa incentivare il dissenso dei giovani e, più in là, la
deresponsabilizzazione degli stessi e della futura classe dirigente.
Uno statuto che tiene in scarsa considerazione la rappresentanza del personale e degli
studenti è, già di per sé, sbagliato e potenzialmente foriero di future aspre contestazioni.
A titolo meramente esemplificativo, accenniamo a taluni punti dello statuto che confessano
una seria mancanza di democraticità.
In primis, nonostante la ferma opposizione del consigliere Bandini il personale tecnico
amministrativo ha un peso assai ridotto nelle elezioni del Rettore: oltre 900 dipendenti
esprimeranno soltanto circa 90 voti. Come se ciò non bastasse i quasi 30.000 studenti
iscritti all’Ateneo parmense esprimeranno soltanto 80 voti. Ciò mentre nel precedente
statuto ne esprimevano 111. Questo ultimo dato lascia veramente sconcertati, anche
perché se, come tutti auspichiamo, domani gli studenti fossero 60.000 anziché 30.000
potrebbero esprimere sempre e soltanto 80 voti, con un evidente disprezzo del principio di
proporzionalità.
In una lotta che è diventata tra “poveri” chi detiene attualmente il potere ha tentato, in ogni
modo, di mettere in contrapposizione studenti e personale tecnico amministrativo; ciò,
dando pochissimo peso ad entrambe, ma in taluni punti più ad una; in altri più all’altra
L’incremento dei poteri del Rettore è evidente. Infatti, nel silenzio della legge è chiamato a
presiedere il Consiglio di Amm.ne nonchè a far parte della commissione del Senato che
proporrà i membri esterni del CDA.
Desta poi particolare perplessità la composizione del Senato accademico, in cui non è
previsto e neppure prevedibile il numero dei Senatori. Inoltre contrariamente alla
disposizione di legge che prevede la base elettiva del Senato, lo statuto stabilisce che ne
facciano parte tutti i Direttori di Dipartimento, evitando così la loro elezione. Tra l’altro, su
tale punto pare aver espresso qualche dubbio anche la CRUI (conferenza rettori università
italiana). Inoltre la medesima disposizione che non prevede un numero di dipartimenti si
pone in netto contrasto con i principi della legge di riforma che richiedono la maggior
possibile riduzione del numero di tali strutture.
Quanto al Consiglio di Amministrazione la rappresentanza degli studenti limitata ad una
unità si pone in contrasto con quanto previsto dalla legge Gelmini, che richiama
disposizione degli anni novanta, secondo cui vi dovrebbe essere almeno il 15% di studenti
analoghe considerazioni possono essere svolte per il personale tecnico amministrativo la
cui presenza è limitata ad un solo soggetto.
Da ultimo, ma non meno importante, nello statuto è assente il rinvio al principio di pari
opportunità tra uomini e donne nell’accesso ai pubblici uffici, il che si pone in contrasto con
quanto previsto dalla legge Gelmini.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 08 giugno 2011 )
 
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